I comunisti dicono No alla privatizzazione dell'Amt genovese
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NO ALLA PRIVATIZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI GENOVESI
Martedì diciannove novembre, a partire dalle ore 14:00 - a
Genova, nella sala rossa del Consiglio comunale di via Garibaldi - si tiene la
riunione che, nelle intenzioni della Giunta comunale e dei suoi tirapiedi,
dovrebbe dare il via libera alla privatizzazione dei servizi pubblici locali:
Azienda di Servizi Territoriali (Aster), Azienda Multiservizi e d'Igiene Urbana
(Amiu), e Azienda Mobilità e Trasporti (Amt).
Proprio i lavoratori di quest’ultimo comparto, decisi a contrastare il piano di
vendita della propria realtà lavorativa ai padroni privati, convocano per la
sera precedente - alle ore 21:00, presso la Sala chiamata del Porto di piazzale
San Benigno - un’assemblea per fare il punto della situazione e decidere le
iniziative da mettere in campo sin dal giorno successivo.
La scelta della sede si rivela azzeccata; sono circa un migliaio i lavoratori
presenti: oltre ai diretti interessati, si vedono anche delegazioni delle altre
aziende coinvolte nel piano di svendita voluto dall’amministrazione cittadina,
unitamente ad una rappresentanza dell’Azienda Trasporti Provinciale.
Prima dell’inizio dell’incontro, uno degli organizzatori invita caldamente la
stampa presente ad abbandonare la sala “per lasciarci lavorare tranquilli” e,
aggiungo io, evitare possibili strumentalizzazioni da parte dei pennivendoli
borghesi.
Anche chi scrive lascia il luogo dell’iniziativa; rimanendo nelle vicinanze, ho
comunque modo di carpire alcune informazioni che riguardano i giorni
successivi.
L’indomani è prevista la massiccia presenza davanti al Comune per invitare il
Markese ed i suoi accoliti al rispetto dei precedenti accordi, mentre da
mercoledì è in calendario la ripresa del presidio - volto ad informare la
popolazione sulle conseguenze, sia per i lavoratori sia per l’utenza,
dell’eventuale privatizzazione dell’azienda - nella centralissima piazza De
Ferrari.
Quello che resta in bilico fino all’ultimo è la decisione se attuare o meno uno
sciopero selvaggio nella decisiva giornata dell’indomani: al momento in cui -
per problemi legati all’assenza di mezzi di trasporto per il rientro a casa -
lascio il luogo dell’assemblea, ancora non si è arrivati ad una decisione
univoca, anche se la maggioranza sembra propensa ad attuare forme di lotta
anche estreme.
Nel prosieguo, evidentemente i lavoratori decidono per il “blocco ad oltranza”
del servizio, perché nei due giorni successivi - girando per la città - non si
vede neanche l’ombra di un autobus per tutte le ventiquattro ore.
Il pomeriggio successivo, il Consiglio comunale non si svolge in un clima dei
più tranquilli: molti lavoratori delle società privatizzande invadono la sala,
impedendo fisicamente ai politicanti di tenere la loro ‘adunata sediziosa’
volta a regalare ai padroni quello che è il servizio pubblico di trasporto
della città di Genova.
Alle ore 16:30, per tentare di sbloccare la situazione, i responsabili
dell’amministrazione annunciano un incontro con il Prefetto alle ore 18:00:
quando sono passate da un po’ le ore 17:00, sembra che l’appello sia caduto nel
vuoto perché, se è vero che l’aula tende a svuotarsi, è altrettanto certo che i
contestatori non intendono cedere, anche mettendo in atto fatti tali da far
capire a lorsignori - in primis al Markese, a quell’essere inutile che risponde
al nome di Simone Farello, agli altri undici consiglieri del Partito
(sedicente) Democratico, ed ai 'signori' di Sinistra Ecologia e Libertà che,
per bocca del suo segretario provinciale, Antonello Sotgiu, definisce
"azione squadrista" la giusta e civile contestazione avvenuta in sala
rossa - che il servizio di trasporto deve restare pubblico.
Mercoledì venti novembre il Markese, in una conferenza stampa tenuta alle 18:30
a palazzo Tursi, annuncia che l'azienda va risanata, ma resterà pubblica fino
alla fine del 2014, quando verrà aggiudicata con la gara imposta dalle leggi
che hanno preso il via con quella del diessino Franco Bassanini nel 1996.
Sembrerebbe una specie di resa del primo cittadino alle richieste dei
lavoratori, ma nella realtà le parole del sindaco vanno lette come il tentativo
disperato di prendere per l’ennesima volta tempo in modo da poter escogitare
una qualche manovra per smontare definitivamente la protesta: almeno così la
leggono i tramvieri, che si riuniscono nuovamente alla Sala Chiamata del Porto,
ritengono insufficienti le rassicurazioni del nobiluomo, e scelgono di
continuare la protesta ad oltranza.
Genova, 21 novembre 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com
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IL RE TENTENNA GENOVESE SFIDA LA RABBIA DEI LAVORATORI
Nel terzo giorno di sciopero ad oltranza dei dipendenti dell’Azienda
Mobilità e Trasporti del Comune di Genova, i politicanti che siedono in
Consiglio comunale decidono di riprendere la riunione sospesa martedì per
l’invasione dell’aula attuata dai lavoratori.
Ebbene sì, dopo quanto accaduto due giorni prima, giovedì ventuno novembre ci
riprovano: l’appuntamento in sala rossa è per le ore 16:30, e l’inizio dei
lavori si svolge in un clima surreale.
Come stigmatizzano i capigruppo di Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione
della Sinistra/Forum Ambientalista - Giampiero Pastorino e Antonio Bruno - è
“incredibile che l’assemblea elettiva di una città Medaglia d’Oro della
Resistenza si debba tenere a porte chiuse, escludendo la cittadinanza”.
Aggiungo che è impensabile sanare questa limitazione ai diritti dei genovesi con
la semplice trasmissione dell’assemblea in diretta televisiva, come invece ha
il coraggio di affermare il presidente del Consiglio comunale, il sedicente
democratico Giorgio Guerello.
Comunque sia, visto che all’esterno di palazzo Tursi sono radunati alcune
centinaia di lavoratori, e temendo di ripetere l’esperienza provata due giorni
prima, quasi tutti i capigruppo presenti - in un’aula semideserta - si
dichiarano favorevoli al ritiro della delibera sulla privatizzazione dei
servizi pubblici locali, o tutt’al più per il rinvio della sua discussione ad
un momento più tranquillo.
Re Tentenna, alias il Markese, prende la parola per ordinare la sospensione
della riunione per circa mezz’ora, per permettere allo stesso di partecipare ad
una riunione con le organizzazioni sindacali dei tramvieri.
La trattativa dura pochi minuti, non avendo il nobiluomo alcuna intenzione di
cedere alle giuste richieste dei lavoratori, dopo i quali il rappresentante
della Faisa-Cisal, Andrea Gatto, esce dal portone del palazzo e - attraverso un
megafono - annuncia al presidio che “le distanze tra le parti sono rimaste
invariate, e pertanto anche domani prosegue lo sciopero: le macchine resteranno
in rimessa, mentre l’appuntamento per tutti è per domani, alle ore 9:00, alla
Sala chiamata del Porto, dove verranno decise le iniziative per il futuro; ora
si torna ai rispettivi depositi (che vengono occupati anche durante la notte,
n.d.r.) in corteo”.
La dimostrazione finale dell’atteggiamento antiproletario ed antipopolare della
Giunta la esprime l’assessore sedicente democratico alle finanze Francesco
Miceli che, durante la discussione degli emendamenti presentati al documento,
annuncia la decisione del Governo cittadino di rigettare la proposta -
fatta per iscritto dai consiglieri Antonio Bruno (Federazione della
Sinistra/Forum Ambientalista) e Stefano Anzalone (Gruppo Misto, ex Italia dei
Valori) - di impegnare il Markese ed i suoi accoliti affinché “la proprietà
delle ex aziende municipalizzate resti pubblica al cento per cento”.
Qui sotto il testo della dichiarazione di voto di Antonio Bruno sulla delibera
di Giunta.
Non e' distante dalla realta' chi sostiene che la delibera di riorganizzazione
delle societa' partecipate all'ordine del giorno quest'oggi non e' la delibera
che prende una decisione immediata per la privatizzazione di servizi pubblici.
Nella ultima versione edulcorata e scolorita, in effetti si tenta di
ammorbidire quello che e' ormai un cavallo di battaglia di chi, prendendo atto
che i propri ministri scelgono di penalizzare le autonomie locali, cerca di
accelerare i processi di ingresso di fondi privati in settori essenziali della
vita delle persone.
La discussione pero' e': si sceglie di rilanciare il ruolo pubblico di servizi
che devono sviluppare servizi alle persone e non profitti a investitori o si
apre la possibilita', anche per indolenza o incapacita' di contrastare lobbies
corporative, all'ingresso di privati?
Un effetto positivo questa delibera l'ha indubbiamente avuta: e' riuscita a far
coalizzare settori della societa' che, colpevolmente, non si sono mai parlati,
lavoratori e lavoratrici con associazioni consuimatori e per i beni comuni, ad
esempio.
Non c'e' dubbio che questa proposta impatti in maniera devastante con il
sentire comune di buona parte di chi, sull'onda delle vittorie referendarie del
giugno 2011, ha appoggiato il Sindaco Doria.
Non faccio l'esegesi del programma del Sindaco, esso deriva da mediazioni piu'
o meno alte. Credo che molti abbiano visto, nella primavera arancione, una
possibilita' alternativa al pensiero unico liberista. Oggi molti si sentono
traditi.
Se vogliamo capire cosa significhi privatizzare, anche parzialmente, anche
mantenendo la maggioranza delle azioni, basta guardare all' esperienza diretta:
Iride, controllata dalla Finanziaria FSU.
Ebbene, a differenza di quando c'era AMGA (tutta del Comune) e nonostante 12
milioni di lire di dividendi, nelle casse comunali non e' arrivato niente, a
causa dell'ammortamento di debiti contratti per scelte sbagliate non discusse
in Consiglio Comunale e per derivati spazzatura dal buco di oltre 20 milioni di
euro.
L'occupazione in questi anni e' diminuita, i consigli comunali sono di fatto
esautorati, i sindaci ostaggi dalla quotazione in Borsa.
Si dice che anche le aziende come AMIU che non soffrono problemi di bilancio
andrebbero privatizzate in parte per superare il patto di stabilita' che
impedirebbe loro di assumere.
Beh, ricordiamo che la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 229 del
2013 ha annullato l'art 4 dl 95 spending review.
La disciplina sui spl (anche sui servizi strumentali) rimane quella europea.
Quindi salta il parere della Corte dei Conti ligure che imporrebbe vincoli
assurdi alle societa' completamente pubbliche.
Il governo sta lavorando a un provvedimento per estendere il patto di stabilità
a società in house e aziende speciali ma ancora non è in vigore.
Rimane in piedi non soltanto il mio ragionamento che voi ben conoscete, ma
anche il parere della Corte dei Conti sez. giur. Campania: i diritti primari
non sono finanziariamente condizionati neppure dal patto di stabilità che può
essere derogato.
Sto parlando della sentenza riguardante l'assunzione di circa 350 insegnanti
nelle scuole comunali napoletane con contratti a tempo determinato. Tale scelta
del Comune è maturata lo scorso anno e si contrapponeva alle rigide politiche
di bilancio imposte dalla spending review e dal patto di stabilità. La Corte
dei Conti ha però posto fine alla querelle, dando ragione all'amministrazione
comunale e convalidando le assunzioni.
Il procedimento aperto per danno erariale e alle casse comunali, si è dunque
concluso con un'archiviazione disposta dalla stessa Procura della Corte in
Campania, che certifica l'insussistenza dei due capi di imputazione nei
confronti dell'operazione portata avanti dal Comune di Napoli. Una mossa
coraggiosa, in deroga ai vincoli imposti dalle politiche di austerity in vigore
in questi anni di crisi economico/finanziaria, la cui conclusione dinanzi alla
magistratura contabile crea un importante precedente. Le amministrazioni
potranno "osare" e agire in deroga al patto di stabilità, utilizzando
la liquidità disponibile per intervenire a sanare situazioni critiche in
questioni inerenti servizi di pubblica utilità, come nel caso della scuola.
In merito alla delibera, prendo atto degli emendamenti di giunta che
ammorbidiscono la prima versione.
E' proprio l'impianto che e' discutibile: rassegnandosi o condividendo le
politiche di austerity governative si sceglie di iniziare una riflessione che
va verso le privatizzazioni, concentrandosi su manutenzioni, trasporto
pubblico, gestione dei rifiuti, bagni e farmacie; confermando 18 altre aziende
controllate direttamente o indirettamente, tra cui Asef (che a causa dello
statuto impegna i ricavi in titoli di stato e non per dividendi al comune);
Genova Parcheggi, Porto Antico, Fiera di Genova oltre alla disastrosa FSU.
Queste non vengono toccate.
Ma forse piu' che questa delibera, che sta diventando senza sapore, preoccupa
di piu' l'immobilismo che condurra' allo sfascio e alla svendita dei privati.
Mi riferisco in particolare a AMT dove nonostante l'ordine del giorno proposto
dalla lista Doria, che ha accompagnato la controversa delibera di un anno fa,
che proponeva l'applicazione del Piano Urbano della mobilita' con provvedimenti
(come le corsie protette) che avrebbero consentito anche un guadagno economico,
ci e' stato detto in questa aula che quel piano non puo' essere attuato.
Mettiamo la testa sotto la sabbia e aspettiamo l'Armagedon.
A questo non mi abituero' mai.
In conclusione, senza una lettura della trappola del debito e dell'attacco agli
enti locali come presidi della democrazia di prossimità degli abitanti di un
territorio, si finisce per divenire gli esecutori terminali delle dottrine
monetariste e delle politiche liberiste europee e nazionali; cui si aderisce
senza quasi rendersene conto, continuando invece a raccontarsi che stia
cambiando la città.
Non vorrei che il risultato finale fossero delle giunte nuove, pure e
"primaverili" che gestiscono privatizzazioni dei beni comuni e dei
servizi pubblici e l'espropriazione di democrazia.
Mi sembra di essere in una nave che ha innestato la marcia indietro, con il
timone guasto e la rotta verso una diga. Prima o poi andremo a sbattere,
perche' ce lo impongono le regole, il mercato, le leggi, gli equilibri
economici complessivi.
Visto che non mi consolerebbe dire "io l'avevo detto", anche se non
ce lo impone la procedura. "spegniamo i motori e invertiamo la
direzione".
Genova, 22 novembre 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com